Pensioni: che cosa è come funziona l’Opzione Donna

Per le lavoratrici donne, sia dipendenti che autonome, vi è uno strumento per andare in pensione prima del tempo previsto: si chiama Opzione Donna.

A partire dal prossimo anno la pensione di vecchiaia salirà a 66 anni e 7 mesi per tutte le lavoratrici: lo ha previsto la legge Fornero. Esiste però la possibilità di smettere di lavorare circa dieci anni prima, scegliendo Opzione Donna, una formula introdotta nel 2008. Può beneficiare di questa opportunità chi al 31 dicembre 2015 aveva 57 o 58 anni d’età e almeno 35 anni di contributi. In questo caso si può presentare domanda di pensione tramite sito Inps oppure rivolgendosi ad un patronato. Ci sono però alcuni svantaggi legati ad Opzione Donna, che conviene non sottovalutare.

Quale sarà il valore dell’assegno di pensione?

Uno strumento per le lavoratrici donne sia dipendenti che autonomePer ottenere l’Opzione Donna bisogna accettare che l’intero importo della pensione sia calcolato con il metodo contributivo, ossia tenendo conto soltanto dei contributi che si sono effettivamente versati. In tal modo, però, l’assegno si riduce, poiché in genere gli anni di lavoro fino al 1995 vengono calcolati con il metodo retributivo (sicuramente più vantaggioso), ossia legato agli ultimi stipendi ricevuti. In media si rinuncia al 25-35% dell’assegno (il taglio dipende dall’età, dal livello di retribuzione raggiunto nel corso della carriera, ma soprattutto da quanti anni di contributi si sono versati prima del 1995. Se gli anni di contribuzione antecedenti a tale data sono tanti, l’Opzione Donna diventa penalizzante. L’ideale sarebbe aver cominciato a lavorare nel 1980 o negli anni subito precedenti a questi. Allo stesso modo, chi prima del 1995 guadagnava poco è meno danneggiato rispetto a chi aveva uno stipendio più alto, perché, in proporzione, la sua pensione subisce un taglio meno pesante.

Quando si riceve la pensione

La riduzione dell’assegno può essere bilanciata dal vantaggio di uscire dal lavoro con molto anticipo rispetto a quello che stabilisce la legge. Ma anche in questo caso c’è un elemento da tenere presente. Dalla maturazione dei requisiti scatta la “finestra mobile”, un meccanismo in base al quale le dipendenti devono aspettare 12 mesi e le autonome 18 prima di iniziare a ricevere la pensione. A questo lasso di tempo bisogna poi aggiungere altri sette mesi di attesa per l’adeguamento alla speranza di vita deciso sulla base dei dati Istat. A conti fatti, con Opzione Donna una lavoratrice dipendente può andare in pensione al più presto, a 58 anni e 7 mesi di età, mentre un’autonoma a 60 anni ed un mese. In pratica, se entrambe hanno maturato i requisiti nel dicembre 2015, la prima incasserà l’assegno dal primo luglio 2017 e la seconda dal primo febbraio 2018. Nell’attesa, le dipendenti non sono costrette a dare le dimissioni, anzi possono continuare a lavorare.